La specie dei viaggiatori. Parole di Robert Byron

 Robert Byron, futuro autore della Via per l’Oxiana, libro cult di generazioni di viaggiatori e scrittori, e tra questi il più famoso di tutti, Bruce Chatwin. ha scritto anche altro. “Prima la Russia, poi il Tibet” è un libro disordinato e indeciso, che non sono neanche riuscito a finire.united_kingdom_passport_robert_byron_1923 Ma le pagine della prefazione, a ottant’anni da quando sono state scritte, suonano più attuali che mai, tanto che sono tentato di farne una specie di mia costituzione personale. In difesa del punto  di vista del viaggiatore, dei ribelli contro lo specialismo, contro i settori, contro confini e compartimenti stagni.  

Dice Byron:

« È opinione corrente che la concezione del mondo nella sua totalità in termini di conoscenza individuale sia impossibile non solo come esito ultimo, ma anche come fine. In questo senso, senso, la vera conoscenza appartiene allo specialista; essa è, per così dire, contenuta in “cellule” di sapere, alle quali egli è il solo ad avere accesso. Lo specialista sarebbe colui che giunge a una conoscenza sempre più grande di cose sempre più piccole”; via via che le cellule si moltiplicano, la loro grandezza diminuisce, e con essa la loro porzione di verità. Affermare che alla vera conoscenza giunga non tanto con lo studio delle singole cellule, quanto attraverso quello della loro relazione reciproca, suscita immediatamente l’ostilità e il sarcasmo. Perché la burocrazia dello spirito, come quella dello Stato, non vede di buon occhio chi metta in dubbio l’armonia dei Suoi dipartimenti. Eppure vi è chi crede che fra la materia e l’energia, considerate nella loro totalità, esista un’armonia organica. Per codesti individui, svelare questa verità è lo scopo primario dell’esistenza, laddove dimostrarla è un’attività senza posa, da affidare al giudizio e alla inesausta curiosità dell’individuo. Da questo processo deriva la più inestimabile delle risorse umane: un criterio di giudizio assoluto, applicabile in qualsiasi circostanza. DSC_7558

Costoro appartengono alla specie dei viaggiatori. È superfluo ribadire in questa sede i piaceri connessi al viaggio. Ma quando l’impulso è così imperioso da elevarsi a bisogno spirituale, allora il viaggio è degno di occupare un posto di primo piano fra le forme di conoscenza più serie. Senza dubbio vi sono altri modi di appercezione del mondo. Ma il viaggiatore è schiavo dei propri sensi; la sua comprensione dei fatti è tale soltanto se può essere suffragata da prove sensoriali; in verità, egli conosce il mondo solo quando ne vede i colori, ne sente i suoni, i rumori. gli odori. Da qui la sua brama di verificare di persona, che può essere soddisfatta soltanto dalla conoscenza diretta di tutte le varietà etniche, politiche e geografiche presenti sulla faccia della terra. Per lo specialista tale conoscenza sarà inevitabilmente superficiale. Il viaggiatore, se non altro. può ribattere che egli desidera conoscere sempre di più cose sempre più grandi. »

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