A che servono i blog, anche questo

Spesso mi chiedo a che servano i blog. Non so quanti ne esistano – una cifra con molti zeri. Il numero di blogger è circa uguale a quello dei lettori di blog. Un momento: ma voi, lettori di blog, li leggete davvero i blog?

O vi fermate al titolo, all’accattivante immagine di copertina, o viceversa lo rifiutate per il suo stile… – vogliamo chiamarlo vintage, siamo generosi? – Se fosse soltanto questo, non ci sarebbe niente di male. Solo gli scemi pensano che sia il contenuto che conta, e basta. Provate a dirlo non dico al grafico, ma anche a un poeta, che la forma non conta…

Il problema è quello dei numeri. Sospetto, sempre di più, che il numero di blogger sia addirittura superiore a quello dei lettori di blog. La maggior parte dei like, e molti commenti, sono solo il risultato di un investimento. Io metto like senza nemmeno leggere, magari lui/lei si incuriosirà e darà un’occhiata al mio blog, anzi, sicuramente lo leggerà tutto, se lo divorerà – no, non l’ha fatto, ha messo un commento totalmente a casaccio… di nuovo. Che sorpresa. – Ma in fondo, che male c’è?  L’ho fatto anch’io, lo ammetto, almeno nei primi tempi. Vivaddio non siamo più nell’epoca in cui gli aspiranti scrittori davano alle stampe i loro manoscritti indebitandosi fino al midollo in tipografie puzzolenti di piscio di topo. Ognuno può dire la sua, può lanciare la sua testimonianza nelle insondabili profondità del web, sperando che sia un giorno pescata dai radioastronomi di lontani sistemi solari. Ma non prende parte a un dibattito nel tempo presente. Il dibattito, nel tempo di chi non ha tempo, si svolge cliccando like sui titoli delle pagine delle testate verificate, quando va bene. Ed è un bene che ci siano testate affidabili, ci mancherebbe. Forse il 5% di chi clicca like leggerà anche l’articolo.

Di cosa resti della cosiddetta opinione pubblica, è un altra storia. Voglio ritornare sui blog. E’ ovvio che non sono tutti uguali, ce ne sono di successo, e molto seguiti. Altri vengono usati  come contenitori per mettere a posto le loro stesse idee, magari buttate là, non si può mai dire, come collegamento sul proprio curriculum, o magari come ciliegina sulla conversazione, tra un sorso di vino e l’altro, con una ragazza che scrive poesie  – aspetta, ho lo smartphone, le parole perfette le ho scritte qui (guarda quanti like, sottinteso). E tutto, tutto questo va proprio bene, ci mancherebbe.

Però c’è quel qualcosina all’imboccatura dello stomaco, simile a quello che Paolo Virzì chiamava ovo sodo, che non mi va giù. Ma non è sui blog, è più su questa benedetta opinione pubblica che si forma sui like, credo. O forse sulla società che campa su chi scrive a gratis, giorno e notte, sperando solo in un like, manco a dire che gli si legga l’articolo, che tanto volere il denaro è da pezzenti e la cultura è roba da radical chic. Forse sarà che sono un pezzente. Ma se almeno ottenessi un altro paio di like

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8 thoughts on “A che servono i blog, anche questo

  1. Mi stavo chiedendo proprio ieri se coloro che lasciano il segno di essere passati dal mio blog siano davvero interessati a ciò che scrivo o lo facciano solo per interesse personale. Penso che, come anche hai scritto tu, la percentuale davvero interessata alle mie parole sia molto, molto, molto piccola. Sarà che mi fido poco. E infatti mi esalto più per un commento ragionato che un like. Da una parte capisco questa necessità di suscitare curiosità, dall’altra un po’ mi da fastidio. I like sono diventati poke (quella roba semi inutile di facebook). È un po’ come fossero colpetti sulla spalla che ti dicono “ho messo like, ora passa da me”.

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    • Sì, grazie del contributo, allora non sono il solo! Ma a scanso di equivoci devo esplicitare che la mia non era una tirata d’orecchi ai blogger, comunità di cui faccio parte pure io. Anzi, ricevere like mi fa piacere, è inutile negarlo.D’altro canto mi rendo conto che tutte queste parole non influiscono minimamente sul dibattito di oggi, d’altronde sono così tante e in pochi hanno l’autorevolezza necessaria per essere presi sul serio. Meglio i tweet anche se hanno solo 140 caratteri o i like su fb che non hann oneanche quelli. Certo, ci sono blog autorevoli e blog bellissimi, e letti; d’altro canto molti per fortuna hanno altri canali di espressione e li usano solo come una specie di raccolta o di notiziario. Io sono nel mondo dei blog solo per metà, indeciso se investirci o meno le mie energie, ed è per questo che ogni tanto mi faccio delle domande 😉 Comunque, a proposito, ora darò un’occhiata al tuo blog. Saluti! 🙂

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  2. Si, i blog vengono letti; sono molti che dedicano qualche minuto al giorno per sfogliare il loro “lettore wordpress” o che, al momento della necessità, fanno ricerche mirate e sclusive sui contenuti dei blog. I post lunghi, ovviamente, vengono letti in modalità “lettura veloce”, ma è anche vero che dai blog ci si aspetta immediatezza e un liguaggio semplice e diretto … io, in ogni caso, spesso mi lascio andare al post lungo lungo perché alla fine, ci sono anche quelli che se lo leggono tutto (che sono pochi, ma buoni) … i “like” messi “tanto per” possono essere visti anche come un incoraggiamento (non solo come strumentali alla autopromozione) e la cosa non è per nulla spiacevole, anzi … per farti un esempio concreto, proprio ora andrò a leggere qualcos’altro sul tuo blog! 🙂

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    • Beh, grazie del commento, innanzitutto, e anche del fatto che darai un’occhiata al mio blog 😉 il mio post è nato in uno di quei momenti in cui uno si ferma e si guarda intorno. Certe volte mi sento sopraffatto dalla consapevolezza che ogni giorno vengono scritti milioni di pagine, molte di più di quante se ne possano leggere in una vita. In un certo senso, sì, oscilla tra il critico e il cinico su questa storia dei like, ma mi ci riconosco anch’io – e anche a me fa piacere, lo ammetto, riceverne uno, tanto che ho appena cambiato il titolo del post per far capire che mi ci metto anch’io nel baraccone.
      A proposito, ho dato un’occhiata al tuo blog e mi piace moltissimo… appena avrò tempo mi metterò a leggerlo meglio – e non saranno like di circostanza! 🙂

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  3. A me pare che il like su wp sia molto più sincero del like like su fb. Per quello che ho riscontrato, chi mi mette il mi piace su wp di solito mi legge e commenta, su fb questo non succede quasi mai.Su fb i like sono più random, wp è una piattaforma più di “nicchia”, chi ti legge è a sua volta un blogger e di solito capisce ciò che significa scrivere, su fb c’è il mondo e la superficialità regna indiscussa. Questa è la mia idea, ovviamente opinabile. Buona giornata, ti ho scoperto oggi e ti leggerò con piacere.

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    • Ciao, grazie! Vedo che questo post ha suscitato varie reazioni. Sì, sono d’accordo, tra wp e fb c’è un abisso… in effetti è quello che dico anche se forse è messo come una provocazione un po’ troppo cattiva. Apprezzo un like e un commento molto di più qui che su facebook, proprio perché so che su wordpress c’è gente che legge, scrive e ha determinati interessi. Ma il problema è che il dibattito si svolge su facebook, mentre a volte ho l’impressione che proprio perché su wordpress ognuno è allo stesso tempo “scrittore” e “lettore” i contenuti, diciamo, si annullano a vicenda.
      Ma questo va bene… il mio era una specie di sfogo, e una sensazione che, credo, almeno qualche volta hanno provato in molti! Ora leggo anche il tuo, di blog, comunque 🙂

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  4. Ottima riflessione con finale autoironico! 🙂 Hai colto, in effetti, un punto fondamentale dei nostri giorni: il sistema dei like introdotto da fb infatti è un po’ la causa principale del “declino” dei blog. Vedo sempre più persone infatti scegliere di scrivere su fb, con post anche molto interessanti, invece che aprire un blog. E non credo sia un semplice caso o solo una mia impressione. Qual è la causa di tutto ciò? È nell’immediatezza di fb? Certo ma solo in parte, dato che in fondo anche WordPress, ad esempio, ha un’interfaccia molto immediata (anche se bisogna certamente sbatterersi, come dicevi tu, con la grafica se uno vuole curare un proprio blog e non tutti sono disposti a farlo… ). La causa profonda sta nel sistema di like. Significa che fb riesce ad agire sul nostro innato bisogno sociale: scrivere un contenuto, pubblicarlo su fb e poi ricevere like dá soddisfazione perché noi siamo “animali sociali”, certo questo sistema sta modificando anche le nostre abitudini online, e i blog e i cari vecchi forum ne stanno pagando le conseguenze. I like sono segno di un cambiamento nella vita online, non dirò segno di decadenza culturale perchè non è detto che “tutto il male vien per nuocere”, essi manifestano la nostra volontà di sentirci gratificati socialmente e l’immediatezza di un like genera tale gratificazione. Ciò modifica certamente anche le abitudini online, i cari vecchi forum e i blog, dove si tendeva a scrivere commenti, interventi e contenuti in modo più ragionato e paziente (in modalità “slow”) sono soppiantati dalla istantaneitá e semplicitá di fb dove le persone preferiscono tendenzialmente mettere un like invece che scrivere commenti dal contenuto complesso come qui. È la complessità, da non confondere con la “complicatezza”, che sta andando a farsi benedire, e chissà se tutto ciò non sia uno “zeitgeist”, e potremo giungere ad estendere il ragionamento alla politica attuale dove il populismo è la manifestazione di tale perdita di complessità del discorso pubblico a favore di slogan e semplicismo… Ma arresto qui il mio commento prima che diventi un trattato sociologico 🙂 Continuerò, personalmente, a scrivere sui blog non solo per via della migliore organizzazione dei contenuti rispetto al flusso “disordinato” dei social media ma soprattutto perchè rappresentano, per come li vedo io, una forma di “resistenza culturale” all’assimilazione di fb e soci. Lunga vita ai blog, e auguri di tanti successi per il tuo, che merita sicuramente di essere letto e commentato al di là del semplice like 🙂 Ad maiora! 😉

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    • Questo è uno di quei casi in cui il commento supera l’articolo a cui si riferisce… grazie! (e intendo nella qualità, non nella lunghezza, eh! 😉 )
      Concordo pienamente con tutto quello che hai detto. Potremmo parlarne per ore, come ben sai! Mi piace l’idea che scrivere su un blog e usare strumenti di condivisione alternativi (o almeno non subordinati al monopolio faccia-libro)sia una forma di resistenza culturale – e la parola resistenza mi piace molto 🙂

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