Il Chiosco abusivo con vista sul Kosovo vince il premio #InWebWeTravel

Sono le 13.10, minuto più, minuto meno, e mi aggiro per la biblioteca comunale. Tengo una mano sul cellulare in modalità silenzioso, per controllare gli aggiornamenti su Twitter riguardo al vincitore del premio #InWebWeTravel, e con l’altra scorro sugli scaffali alla ricerca di un libro. In ritardo, come sempre: alle 13.30 mi aspettano al lavoro. Accidenti. festival-della-letteratura-di-viaggio-2016-600x374

Cerco un libro in particolare, ma non importa, l’hanno già preso in prestito. Indugio un po’ davanti allo spazio vuoto nello scaffale, poi, seccato dall’idea di andarmene a mani vuote decido di cercarne un altro di cui avevo sentito parlare. Lo trovo, Il Mulino di Amleto, ma… è enorme, non me l’aspettavo. Non lo leggerò mai, penso, non in questo periodo, i libri grossi li tengo per l’inverno. Ma lo estraggo comunque. Mi piace sfogliare i libri, leggerne righe a caso, sentirne l’odore, soppesarlo come se fosse cosa mia. E questo libro pesa, così mentre con la mano destra mi accingo ad aprirlo, con la sinistra lo sorreggo saldamente dal basso. Le pagine si schiudono appena, e qualcosa mi cade sul palmo. Il peso e il volume sono familiari, ma la sensazione è straniante. Mi sono trovato in mano tre banconote: due da venti, una da cinque.  Stringo subito il pugno con gesto automatico – deve essere innato nell’uomo l’istinto di nascondere la refurtiva. Preso da un irrazionale sospetto, aggiorno la schermata del cellulare. Ho controllato non più di tre minuti fa, ma l’ora della proclamazione, più o meno, dovrebbe essere questa. E infatti. Ho vinto!

In quanto a denaro trovato, i miei successi fino a oggi si limitavano a un paio di caffè rubati alla macchinetta automatica che sbaglia il resto; per quanto riguarda la vittoria di un concorso, l’ho sempre vista come un’eventualità altrettanto fortuita. Così, ricontrollo un numero indefinito di volte. Non sono matto: ho vinto. Mi precipito dall’impiegato sventolando i quarantacinque euro e portandomi appresso il librone; lui mi consiglia di mettermeli in tasca. “Su questo piano”, dice, “avrai notato, gira ogni tanto qualche tipo sospetto. Tieniteli. Piuttosto, dona un libro alla biblioteca!”. Mentre mi affretto verso l’uscita, gli ripeto puoi scommetterci. Giusto il tempo di scegliere quale, e nel frattempo offro pure da bere agli amici. “Addirittura?” Sì, rispondo, è una lunga storia.

Al lavoro, sudato, cerco di non essere così idiota da attribuire particolari significati alla vittoria e il piccolo ritrovamento avvenuti nello stesso istante. Con la mente ci arrivo, con il cuore è fatica sprecata, inutile dirlo. Ero già stato al Festival della letteratura di viaggio, ma adesso stanno leggendo dei brani dal mio blog sgangherato sullo stesso palco che aveva premiato, postumo, Ryszard Kapuscinski, Ferdinando Scianna e Paolo Rumiz – questi, solo per citare quelli a cui mi sono consapevolmente ispirato. E sì che in gara c’erano articoli molto belli, e blog ben più avviati del mio e da cui imparare parecchio.  Sono contento che proprio il Chiosco abusivo con vista sul Kosovo abbia convinto la giuria e i lettori, come l’umanità che ci ho incontrato ha convinto me. 

Adesso mi pregusto la Sila, sarà vero che la Calabria è simile ai Balcani?

Grazie a tutti!

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