Pioggia sulla strada per Višegrad. 2.

(Prima parte. Terza parte)

Se non piovesse, non avremmo questa sensazione di pesantezza, pensiamo mentre mangiamo un burek con una spezia amara, sforzandoci invano di carpire i discorsi degli omoni di fianco che ci annegano nel fumo delle sigarette. Capiamo che si parla di referendum, di politici ladri, i soliti discorsi che si sentono nelle kafane, ma questi urlano, ogni tanto scoppiano a ridere in un modo che sembra quasi una minaccia. Se non piovesse e se non fossimo ubriachi del fascino di Sarajevo, se non avessimo appena letto del massacro di Višegrad, dei tremila musulmani che mancano all’appello, qualcuno buttato giù dal ponte del gran visir, non proveremmo questa strana inquietudine.

20160822_152427color-bw

Da questa parte del mondo i morti parlano, o perlomeno parlano i camposanti. Sarajevo non sarebbe la stessa senza i cimiteri islamici che imbiancano le sue colline; i cippi di marmo che indossano il fez sono una presenza fissa nei giardini pubblici né più né meno dei ragazzini che disturbano gli infaticabili giocatori di scacchi. Molto più a nord, fa notare lo scrittore Mijenko Jergović, dalle parti di Doboj e Derventa, i villaggi croati trasformati (non fosse per il cemento e le antenne) in antiche rovine si stendono accanto a cimiteri nuovissimi, pieni di lapidi lucidate con cura maniacale. Chi sarà mai a curarli, se quasi tutti i cattolici se ne sono andati? I cimiteri ortodossi, dice Jergović, sono invece, di solito, trascurati e cadenti. Quello di Višegrad no: è in una viuzza curva, vicino alle case ma riparato dietro alla chiesa e nascosto dagli alberi bagnati, ma niente erbacce. Non c’è nessuno, solo grosse gocce di pioggia che piegano e gonfiano i fiori, lucidandone i colori accesi. Una stele, bilingue, celebra l’eterna amicizia tra la Russia e il popolo serbo – o almeno la sua frazione più nazionalista. Lapidi nere, disposte in file ordinate come un battaglione sull’attenti. Sono tutte evidentemente opera dello stesso artista: la croce è relegata in un angolo, mentre al centro risalta il nome in un cirillico quasi gotico. L’altra metà della lapide è occupata da un ritratto del morto preso per intero: qualcuno posa solennemente nell’uniforme con l’arma in pugno; qualcun altro, il fucile d’assalto e  gli occhiali neri, ghigna spavaldamente davanti a un carro armato. Quanto ai più anziani, appartengono a un’altr a epoca, con i baffi e lo sguardo ardente degno di Karađorđe, Giorgio il Nero, l’eroe romantico che si ribellò al Turco.

Ma quasi invisibili tra le rappresentazioni pompose, una manciata di tombe reclama la loro presenza in con una forza straniante. Sono le immagini di diciottenni qualunque della provincia all’inizio degli anni ’90. Hanno addosso giubbotti di pelle, felpe in acetato, camicie a quadri e scarpe da ginnastica, l’espressione di chi è stato interrotto da un fotografo inopportuno mentre armeggiava con la macchina del padre o comprava un disco di hard rock per far colpo su qualche ragazza, atteggiandosi da vero duro. Li hanno ammazzati prima che gli potessero fare una foto in divisa – o magari, mi piace pensarlo, la famiglia ha preferito farli ritrarre per come li avevano conosciuti: dei ragazzi identici a quelli più grandi che, da bambino, guardavo affascinato uscendo da scuola. Quelli che facevano le impennate con il motorino e fumavano al parco.

Annunci

4 thoughts on “Pioggia sulla strada per Višegrad. 2.

  1. Benché il racconto sia davvero intenso mi sembra che il tuo sguardo sia un po’ di parte. Sbaglio? Non voglio dire che sia sbagliato, perché non è facile aver il coraggio di prender posizione, dico solo che si avverte nelle tue partecipi parole.

    Mi piace

  2. Grazie del commento! E’ vero, è di parte, ma l’ho esplicitato nel testo (soprattutto nella prima parte, questo è un seguito). Un po’ è dovuto alla pioggia un po’ al fatto che non sopporto più lo stereotipo dei Balcani dove tutti sono violenti, belli e maledetti. Ciò non toglie che finora i popoli dei Balcani li ho amati tutti, serbi, bosgnacchi, kosovari, e anche bulgari, macedoni e greci, anche se non compaiono (ancora) nei miei racconti 🙂

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...