Città verticali, global cities e altre trasformazioni.

Condivido qui un interessantissimo  articolo di Andrea Didino, uscito su Il Tascabile:

“Una nuova idea di spazio – Le mappe bidimensionali descrivono ancora la realtà?”

Un mare di spunti e un’ulteriore prova, casomai ce ne fosse bisogno, che la mappa non è il territorio (neanche se la mappa è Google Maps).   Nella nostra abitudine di scambiare il mondo con la sua mappa, innanzitutto, si fa un errore non più perdonabile: una mappa ha longitudine e latitudine, ma ignora la dimensione verticale. E che ne facciamo dei grattacieli che ormai sfiorano il chilometro?

Si cita un libro importante, Vertical: the City from Satellites to Bunkers: “satelliti, aerei, droni, ascensori, grattacieli, città multilivello, condotti fognari, bunker e miniere. L’effetto di questa analisi che assomiglia a un volo in picchiata è una rappresentazione della città che ribalta le certezze consegnateci da secoli di geografia piana, trasformando lo spazio in un oggetto complesso e talvolta disorientante”.

E la questione non è speculazione filosofica, è terribilmente concreta: nelle città globali stanno nascendo veri e propri territori che non risultano in nessuno stato, controllati da multinazionali con sedi remote, a ultimi piani inaccessibili.  Dire “piramide sociale” sta diventando  una condizione letterale:  per esempio

la crescente tendenza della classe dei super-ricchi a rifuggire il pericolo delle strade delle città sudamericane spostandosi in elicottero tra un attico e l’altro. Come in una versione mai realizzata del futuro immaginato nelle metropoli occidentali negli anni Cinquanta, città come Saõ Paulo contano oggi 420 eliporti privati – il 50% in più rispetto al totale del Regno Unito.

e più in alto volano i droni – quelli amatoriali che già modificano, e di parecchio, il nostro concetto di altezza, ma soprattutto quelli manovrati da potenze, orizzontalmente, lontane:

Quello che per una mappa bidimensionale è territorio iracheno o del Madagascar è, nei fatti, controllato da soggetti che operano al di fuori dei confini rappresentabili in due dimensioni.

Ancora più in alto, l’ultima parola ce l’hanno i satelliti. E qui torniamo alla nostra mappa. Enormi opere architettoniche sono spesso concepite, e valutate economicamente, come The World di Dubai, non per come le vivono i cittadini ma per come appaiono se fotografate dall’alto.

Insomma, una buona lettura, e un’altra conferma che l’esplorazione del mondo non è certo finita.

 

 

 

 

 

 

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