Pioggia sulla strada per Višegrad. 2.

(Prima parte. Terza parte)

Se non piovesse, non avremmo questa sensazione di pesantezza, pensiamo mentre mangiamo un burek con una spezia amara, sforzandoci invano di carpire i discorsi degli omoni di fianco che ci annegano nel fumo delle sigarette. Capiamo che si parla di referendum, di politici ladri, i soliti discorsi che si sentono nelle kafane, ma questi urlano, ogni tanto scoppiano a ridere in un modo che sembra quasi una minaccia. Se non piovesse e se non fossimo ubriachi del fascino di Sarajevo, se non avessimo appena letto del massacro di Višegrad, dei tremila musulmani che mancano all’appello, qualcuno buttato giù dal ponte del gran visir, non proveremmo questa strana inquietudine.

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Il geografo Guccini

Non sono abituato né titolato a scrivere di musica ma farò un’eccezione per Guccini, un po’ per affetto e un po’ per gratitudine.

Guccini è un bestione affabile dal vocione tonante e la camicia a quadri, uno che non si smuove dal suo rifugio in Appennino e si vanta di spingersi raramente oltre Sassuolo. Per lui, ce l’ha ribadito infinite volte, viaggiare è inutile. Eppure è il cantautore che, più di ogni altro, mette in musica la geografia. Vediamo in che senso.
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Chiosco abusivo con vista sul Kosovo. 2.

(prosegue da qui)

Eppure i volti straordinariamente cordiali, i modi rilassati di certi frequentatori dei caffè, raccontano di una vita parallela che sembra fregarsene di tutto questo, sospesa in una dimensione inafferrabile. E se c’è un posto dove questa proprietà è inconfondibile questo è senz’altro la vecchia Prizren. Continua a leggere

Chiosco abusivo con vista sul Kosovo

Punto di vista parziale su un angolo misconosciuto dei Balcani. In due atti.

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In piena notte al limitare del bosco l’oscurità è quasi completa, brillano solo una miriade di lucciole e, più lontano, due lampadine tremolanti attaccate a un ramo. Stretta nel cono di luce, una piccola selva di lattine per lo più vuote sta in piedi precaria su un tavolo storto, mentre una bottiglia di rakija passa rapidamente di mano in mano. Intorno, le masse scure di un gruppo di commensali che ride e – chi ce l’ha – fa tintinnare i bicchieri. Continua a leggere

Tracciati paralleli

 reportage/racconto tra il Caucaso e le Alpi Orientali

 

L’erba era schiacciata dall’umidità. Qua e là, fra le malghe e i rifugi di legno, un masso erratico  color tela bagnata si faceva macchiare da un lichene o da un muschio, osservato da un corvo paziente che non aveva nient’altro da fare. Dietro i massi si indovinava la valle, e oltre la valle si vedevano i baffi di nuvole inalberati lungo pendii grigioverdi che si gettavano a capofitto oltre la linea di cresta. Più in alto, chiazze irregolari di neve simili a enormi stracci butteravano la verticale dei picchi più aspri. A volte si sentivano gli echi di corvidi in volo, non diversi da spari lontani portati dal vento. Continua a leggere