La bufala del nazionalismo no-global

Ovvero: chi vuole chiudere le frontiere non combatte la globalizzazione

Mi occupo di territorio, di paesaggio e di geografie non solo per passione, ma, di traverso, fortunatamente, per professione. Mi è perciò capitato di leggere qualcosa su determinati argomenti oltre che viverli in prima persona. Mettiamo però in chiaro da subito che non sono uno storico né un politologo. Vi prego perciò di indulgere alle inesattezze terminologiche, ma allo stesso tempo, sono convinto che la sostanza sia giusta, e che sia necessario insistere.

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La città più meridionale del Nordeuropa, spiegata bene.

Breve recensione di Trieste Sottosopra di Mauro Covacich – Laterza (Contromano) 2006.

image_bookTrieste è una città così affascinante che è difficile stabilire dove finisce il merito dello scrittore e inizia quello del luogo. Ma Covacich ne ha scritto esattamente nel modo che cercavo io, cioè riuscendo a mettere da parte (non a eliminare, appoggiare di lato) i cliché dell’alta letteratura e della Mitteleuropa che, come tutti i cliché, si sovrappongono alla città reale senza farla vedere. La “Sissi col piercing” non è infatti inchiodata al suo stereotipo, ma vive nel nostro secolo, con tutte le sue contraddizioni. Per questo “Trieste sottosopra” è, oltre che una lettura stimolante, una guida efficace da avere con sé, per ricercare caffè, stabilimenti balneari, parole in dialetto, immaginarsi come deve essere passarci un po’ di tempo e non vederla di sfuggita. Ho particolarmente amato le infinite declinazioni del caffè, lo struggente capitolo sulla Risiera di San Sabba – “la più bella opera d’arte della città” – e l’insistere sulla multietnicità irriducibile di Trieste, in barba a quello che vorrebbero certi nazionalismi. Bravo Covacich, credo che lo leggerò ancora.

Dinaride, sempre per aspera

Questo articolo viene pubblicato automaticamente, dovrebbe essere mercoledì 9 novembre, alle 12. E’ stato scritto ieri ed è per questo che non parlo delle elezioni americane, Hillary o Trump. Spero che il mondo non sia troppo peggiorato, a ovest. E di certo non è migliorato a est.

Comunque: il sito sgangherato, Per aspera ad est, già estperest (di cui mantiene l’indirizzo) dopo aver vinto un premio letterario, un viaggio, qualche pubblicazione e qualche commento, cambia nome: l’avete già visto, si chiama Dinaride. No cambia la sostanza, c’era solo bisogno di concentrare i vecchi temi di asperità e di est in un nome più breve, e Dinàride mi è sembrato appropriato. Le Alpi Dinariche sono le montagne dei Balcani occidentali, quindi quasi d’oriente, e finora mi hanno portato fortuna.Se Dinarìde, anche meglio.

 

 

Turista sarai tu

E se mandassimo in soffitta la parola turismo?

La prima volta che lessi In Patagonia di Bruce Chatwin rimasi deluso dalla sua aplomb britannica, e addirittura lo abbandonai dopo il paragrafo in cui definisce Che Guevara una persona sgradevole. Avevo quindici anni sì e no, e per me tutto era bianco o nero. Di sicuro non capivo l’ironia. Ma il mito del viaggio ce l’avevo già: quel biglietto, “Gone to Patagonia for six months” con cui si congedava dalla sua tranquilla esistenza borghese, sognavo di farlo trovare un bel giorno sul banco di scuola vuoto.

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Il geografo Guccini

Non sono abituato né titolato a scrivere di musica ma farò un’eccezione per Guccini, un po’ per affetto e un po’ per gratitudine.

Guccini è un bestione affabile dal vocione tonante e la camicia a quadri, uno che non si smuove dal suo rifugio in Appennino e si vanta di spingersi raramente oltre Sassuolo. Per lui, ce l’ha ribadito infinite volte, viaggiare è inutile. Eppure è il cantautore che, più di ogni altro, mette in musica la geografia. Vediamo in che senso.
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