Dove finisce Roma

Alla Fiumara do’ ce sta er baretto
Fra le reti e le barche abbandonate
E ‘r cielo griggio a facce su da tetto.”

E. De Angelis

In inverno è perfettamente evidente che Roma è una piovra che si dirama sulle sue consolari, e i due tentacoli seguono i bracci del Tevere per farsi schiaffeggiare dal mare che infuria sui frangiflutti. La risacca trascina via la sabbia vulcanica animando di vita insperata le buste di plastica e i galleggianti, mentre il vento fa lo stesso con le erbacce, muggisce sui frigoriferi abbandonati, sulle fermate dell’autobus corrose dalla salsedine. Continua a leggere