Dinàride trasloca

Un piccolo, complicato, regalo per Pasqua. Sono passato a WordPress.org, cioè a un vero sito. Erano mesi che lo tenevo nel cassetto, ma è venuto il momento di uscire allo scoperto. Finalmente è uscito il primo, vero articolo, su dinaride.it

2017-04-16 17_16_02-Dinaride. – Cose telluriche, luoghi, percorsi

Vi invito a visitarlo. Sto lavorando sul trasferimento del blog o almeno dei follower, ma voi potete portarvi avanti. Per iscriversi basta un clic!

Continua a leggere

La città più meridionale del Nordeuropa, spiegata bene.

Breve recensione di Trieste Sottosopra di Mauro Covacich – Laterza (Contromano) 2006.

image_bookTrieste è una città così affascinante che è difficile stabilire dove finisce il merito dello scrittore e inizia quello del luogo. Ma Covacich ne ha scritto esattamente nel modo che cercavo io, cioè riuscendo a mettere da parte (non a eliminare, appoggiare di lato) i cliché dell’alta letteratura e della Mitteleuropa che, come tutti i cliché, si sovrappongono alla città reale senza farla vedere. La “Sissi col piercing” non è infatti inchiodata al suo stereotipo, ma vive nel nostro secolo, con tutte le sue contraddizioni. Per questo “Trieste sottosopra” è, oltre che una lettura stimolante, una guida efficace da avere con sé, per ricercare caffè, stabilimenti balneari, parole in dialetto, immaginarsi come deve essere passarci un po’ di tempo e non vederla di sfuggita. Ho particolarmente amato le infinite declinazioni del caffè, lo struggente capitolo sulla Risiera di San Sabba – “la più bella opera d’arte della città” – e l’insistere sulla multietnicità irriducibile di Trieste, in barba a quello che vorrebbero certi nazionalismi. Bravo Covacich, credo che lo leggerò ancora.

Turista sarai tu

E se mandassimo in soffitta la parola turismo?

La prima volta che lessi In Patagonia di Bruce Chatwin rimasi deluso dalla sua aplomb britannica, e addirittura lo abbandonai dopo il paragrafo in cui definisce Che Guevara una persona sgradevole. Avevo quindici anni sì e no, e per me tutto era bianco o nero. Di sicuro non capivo l’ironia. Ma il mito del viaggio ce l’avevo già: quel biglietto, “Gone to Patagonia for six months” con cui si congedava dalla sua tranquilla esistenza borghese, sognavo di farlo trovare un bel giorno sul banco di scuola vuoto.

DSC_7558

Continua a leggere

Pioggia sulla strada per Višegrad

 

È un paese di faide e di montanari, invidiosi di noi, di quello che rappresentiamo, perché mai dovrei venire con voi? Amil è un sarajevese che mi assomiglia in maniera inquietante, ed è innamorato della sua Sarajevo – me lo dice ridendo, davanti al povero pesce rosso che muove le pinne traslucide nella sua boccia al centro di un locale un po’ troppo hipster del centro città, sotto una luce giallognola che lo trapassa da parte a parte. Quando Amil prende il tram che dai caseggiati di Ilidža lo porta verso la città vecchia sente male allo stomaco – è l’amore, dice, e capisci che ti sta allo stesso tempo prendendo in giro e dicendo la verità, ma non capisci qual è il confine. Sarajevo è così, inutile resistere, anche se tratta male i suoi pesci rossi, dice. E voi che ci andate a fare a Višegrad, per quelli lì i pesci eravamo noi.  Continua a leggere

Chiosco abusivo con vista sul Kosovo. 2.

(prosegue da qui)

Eppure i volti straordinariamente cordiali, i modi rilassati di certi frequentatori dei caffè, raccontano di una vita parallela che sembra fregarsene di tutto questo, sospesa in una dimensione inafferrabile. E se c’è un posto dove questa proprietà è inconfondibile questo è senz’altro la vecchia Prizren. Continua a leggere

Quei testimoni imbarazzanti di viaggi e vacanze

Il fallo del David di Michelangelo disegnato sui boxer sarà un po’ sconveniente, ma le sue proporzioni sono perfette – per tenerlo fermo sullo scaffale, niente di meglio di un fermacarte a forma di Tour Eiffel. 96ff5acb0822f95390ae96e8dbc5b8e2Più difficile trovare una collocazione alla gondola chiusa in un’ampolla, investita da una bufera di brillantini; si potrà forse riciclarla come regalo. Continua a leggere

La specie dei viaggiatori. Parole di Robert Byron

 Robert Byron, futuro autore della Via per l’Oxiana, libro cult di generazioni di viaggiatori e scrittori, e tra questi il più famoso di tutti, Bruce Chatwin. ha scritto anche altro. “Prima la Russia, poi il Tibet” è un libro disordinato e indeciso, che non sono neanche riuscito a finire.united_kingdom_passport_robert_byron_1923 Ma le pagine della prefazione, a ottant’anni da quando sono state scritte, suonano più attuali che mai, tanto che sono tentato di farne una specie di mia costituzione personale. In difesa del punto  di vista del viaggiatore, dei ribelli contro lo specialismo, contro i settori, contro confini e compartimenti stagni.   Continua a leggere